di Valentina Mazzola

Chi è diventato adolescente tra gli anni ’90 e 2000, non ha potuto non fare i conti con un’antica immagine iconografica ritornata di moda: quella del vampiro.
“Buffy l’Ammazzavampiri” tra il 1997 e il 2003 vuole proporre una nuova rappresentazione della biondina, non più vittima indifesa di qualche demone ma cacciatrice di entità infernali che, a detta degli stessi autori, incarnano le diverse difficoltà che gli adolescenti devono affrontare durante il processo di crescita.
Tra i protagonisti della serie compare un certo Angel (di cui Buffy si innamorerà) che è sì un vampiro, ma con l’anima, quindi un personaggio buono e positivo. Durante lo svolgimento della serie però questo eroe si trasformerà in più occasioni nel nemico principale e proprio il suo oscillare fra queste due nature, di paladino della giustizia e mostro crudele, lo renderà uno dei personaggi più amati, tanto da promuoverlo come protagonista assoluto di uno spin-off.
Da qui in poi le serie che avranno come protagonisti i signori della notte si moltiplicheranno: Twilight, The vampire diaries, True blood… toccando tutti i canali di comunicazione: cinema, letteratura, televisione e web.
Ma perché questo mito ha oggi così tanto seguito, come è possibile che la non-vita di un vampiro possa diventare ispirazione e riferimento per i giovani? Sembra quasi un ossimoro: tanto è cupo il primo, tanto dovrebbe essere vitale il secondo. Che cosa spinge dunque l’adolescente di oggi a idolatrare quel tipo di esistenza?
Certo l’iconografia è cambiata: non dobbiamo più pensare al Dracula di Bram Stoker e al pallido padrone vestito di nero che può muoversi solo con il favore delle tenebre, che trascorre una monotona esistenza in un freddo palazzo antico. I vampiri di oggi sono belli e giovani, forti e immortali ma hanno conservato alcune caratteristiche di quella che era l’immagine popolare, anche se, a seconda dell’universo a cui appartengono, presentano caratteristiche differenti.
Facendo riferimento alla psicoanalisi possiamo meglio comprendere questa preferenza e attraverso le sue interpretazioni, trovare una spiegazione al desiderio di volersi trasformare in vampiro.
Già Freud parlava di Pulsione di Morte, intendendo il desiderio dell’individuo alla non-vita, all’autodistruzione che consiste nel voler terminare le sofferenze dell’esistenza per trovare la pace nella morte. Ma diventare un demone significa eludere le leggi della morte. In tutto ciò si ripropone l’ambivalenza dell’adolescenza che deve far morire il corpo del bambino per far rinascere quello dell’adulto passando per una transizione che è sicuramente fonte di sofferenza.
L’adolescente di oggi, dice Pietropolli Charmert, è visto dall’adulto in maniera diversa che in passato. Prima i giovani andavano civilizzati, dovevano rinunciare ai loro impulsi sessuali ed aggressivi per poter essere ammessi nella società. Oggi si pensa che il bambino sia per natura capace di stare in relazione e che per trovare la propria felicità debba assecondare pienamente le proprie inclinazioni, senza farsi incasellare da quelle che sono le pressioni sociali.
Ecco quindi che il mito del vampiro acquista un nuovo significato, diventa la possibilità di seguire i propri istinti al di là della colpa, solo per una questione di sopravvivenza. Tanto il primo deve succhiare il sangue per mantenersi in vita e rimanere eternamente giovane, tanto l’adolescente deve usare l’altro come oggetto per mantenere l’immagine onnipotente che ha di sé. Perché in fondo che cosa vogliono i ragazzi di oggi se non la possibilità di essere famosi, idolatrati dalla folla non perché possiedono un talento particolare ma perché sono essi stessi speciali? Trasformarsi in un demone permette questo: possedere delle caratteristiche sovrannaturali senza alcuna fatica.
Se pensiamo ai discendenti di Dracula, subito abbiamo in mente i canini pronunciati. In psicoanalisi la dentizione è associata all’aggressività: il bambino piccolo che esplora il mondo attraverso l’uso della bocca, per la prima volta può far male all’oggetto o addirittura romperlo. Questo può creare angoscia o senso di colpa. Pensiamo ad esempio all’esperienza con il capezzolo: il seno nutre il bambino ma se morso si ritira e crea frustrazione.
Nella mente del bambino arrabbiato si forma il desiderio di avere il seno tutto per sé, di possederlo in maniera esclusiva, un pensiero di avidità perché è invidioso di un seno che non lo nutre.
Il vampiro allo stesso modo è invidioso dell’umano che è vivo, che può camminare alla luce del sole e proprio come una mamma può generare mentre lui no.
Lo stesso vissuto si ritrova nell’adolescente: lui è invidioso di un adulto che sembra aver trovato una sua stabilità, che possiede un posto all’interno della società e che per questo può creare sia a livello simbolico che reale. L’adolescente si sente come il bambino che mette i denti. L’eruzione dentale crea molto dolore, le gengive si gonfiano, si lacerano ma senza questa sofferenza non è possibile passare ad un altro livello di conoscenza. Il giovane per apprendere il mondo come gli adulti, deve ugualmente stare male rinunciando a tutte le convinzioni che si è creato nell’infanzia. Come un vampiro deve rinascere in un’altra forma e,nel buio della sua anima, cercare nuove possibilità di vita.
Il desiderio del mordere l’altro, di prendere da lui delle risposte però si mescola con la paura di essere mangiato, divorato. In fondo in queste saghe non è mai così difficile uccidere un vampiro che sia con un raggio di sole o con una bibita alla verbena, di fatto anche i vampiri sono fragili. In fondo che cosa chiedono gli adolescenti-vampiri se non dei “paletti” che limitino la sensazione di onnipotenza che li porta a perdersi ed a sentirsi soli?
La parola “rimorso” riporta alla mente l’idea del “mordere” come un qualcosa che se non controllato fa scaturire il senso di colpa. La sete di sangue dei vampiri viene spesso descritta come avida, incontrollata e distruttiva e di cui il vampiro buono si pente una volta passata. È lo stesso rimorso che il bambino sente verso il corpo della madre, la desidera con tanta avidità che potrebbe distruggerlo. Anche gli impulsi degli adolescenti sembrano senza controllo, anche le sue azioni, che sono compiute senza discernimento, possono portare conseguenze nefaste. Non è un caso che i giovani incorrano in incidenti mortali tre volte più frequentemente di bambini e adulti.
Un’altra caratteristica del vampiro è quella di non potersi specchiare. La psicoanalisi insegna che il bambino per trovare una propria identità deve dapprima riflettersi negli occhi della madre e poi essere in grado di riconoscersi allo specchio. L’adolescente di oggi per andare alla libera ricerca della propria identità manca di questo, di un punto di riferimento da cui partire, da valori da perseguire perché l’altro non può restituirgli chi lui sia, ma ognuno deve trovare il proprio Io autentico in maniera autonoma al di là dei vincoli sociali. Questo però fa sì che il giovane, nuovo Narciso, non possa che vedere sé stesso. Il riflesso dell’altro ossia la sorpresa di scoprire qualcosa di nuovo di noi, è qualcosa che l’adolescente di oggi non può accettare. Come un vampiro infatti può solo dormire in una bara, chiuso nel suo mondo mortifero e cupo, incapace di sostenere la relazione con l’altro che altrimenti sconfesserebbe il suo sentimento di unicità e onnipotenza.
Infatti, come gli eroi delle saghe lui può relazionarsi con gli altri solo indossando un’identità fittizia, nascondendo la sua vera natura, nell’idea che l’altro, comunque, non potrebbe comprenderla e accettarla probabilmente per paura, perché è lui stesso spaventato dai suoi impulsi che, nella società senza regole di oggi, non sa controllare.
L’amore, l’odio, la conoscenza e la sofferenza si mescolano tanto nella non-vita di un vampiro quanto nella mente dell’adolescente. Solo tra simili ci si può capire: non è un caso che i non-morti vivano in nidi e gli adolescenti si rifugino nel gruppo dei pari.
Sembra quindi che le due figure, quella del vampiro e quella dell’adolescente moderno, abbiano molti punti in comune. È quindi una conseguenza naturale quella di pensare alla redenzione del vampiro, della possibilità di sconfiggere i suoi malvagi istinti, come la possibilità di una redenzione anche per il giovane.